Esisteva già ai tempi delle prime Kardashian, ma nessuno lo sapeva.
Il blackfishing è un termine coniato dai membri delle rete ed è quando una donna caucasica modifica il suo aspetto fisico per sembrare di origine africana, araba o ispanica.
Le polemiche circa il fenomeno sono esplose sui social quando, a novembre scorso, sono state pubblicate foto incriminanti della modella svedese Emma Hallberg. La star di Instagram è stata accusata di spacciarsi per nera quando, in realtà, la sua carnagione dorata non era che il frutto di abbronzature e fondotinta.

Tuttavia, il blackfishing non si limita ad un artificiale inscurimento della pelle. Tale è anche assumere un aspetto lontano dai tradizionali tratti somatici caucasici: ricorrere alla chirurgia estetica per inspessire le labbra o per ottenere curve più prorompenti. Portare pettinature tipiche della cultura afro come dreadlocs e treccine.
PERCHE’ BLACKFISHING E’ OFFENSIVO?
Le influencer che adottano il blackfishing scelgono di evidenziare i tratti stereotipati delle donne nere, per poi beneficiarne economicamente. Social media come Instagram sono terreni fertili per il business di cosmesi e moda. Queste ragazze, non solo guadagnano followers nascondendosi dietro ad una falsa immagine, ma ottengono collaborazioni con brand che molto spesso ignorano le autentiche influencer di colore.
Secondo la scrittrice Stephanie Yeboah, il blackfishing è il moderno blackface.
“Ciò che vediamo – sopratutto sui social media – è un altro modo per le donne bianche di copiare, approfittare e beneficiare dell’appropriazione culturale, e i brand lo stanno incoraggiando.”
Per quanto l’accusa di nuovo blackface sia discutibile – si intende l’usanza degli americani bianchi di dipingersi la faccia di nero per ridicolizzare i neri – si può decisamente parlare di cultural appropriation.
L’appropriazione culturale è prendere qualcosa da una cultura meno dominante, in un modo che i suoi membri trovino sgradito e offensivo, così che tale cosa venga abusata dai membri in una posizione di privilegio.
Wanna Thompson, parlando alla BBC Radio 4, ha detto che, adottando le acconciature, lo stile e talvolta lo slang tipico delle afroamericane, le donne bianche generano una sufficiente dose di ambiguità etnica (racial ambiguity), senza però affrontare le conseguenze dell’essere nera. Chi asseconda il blackfishing trae beneficio dall’aspetto delle donne di colore, pur continuando a mantenere il proprio privilegio da donna bianca.
Avere la pelle scura è diventato un trend. Basta guardare i grandi nomi della musica degli ultimi tempi: Cardi B, Nicky Minaj, Kehlani. E l’aspetto ambiguo, esotico per i feticisti, che i media stanno promuovendo, affascina molte celebrità caucasiche (Ariana Grande e Elettra Lamborghini ne sono un esempio).

QUANDO NON E’ OFFENSIVO?
Si dice che la migliore forma di apprezzamento sia l’imitazione. Talvolta, ciò che viene denunciato come blackfishing o blackface da Internet, in realtà è soltanto una manifestazione di ammirazione per la cultura altrui.
E’ il caso della make-up artist cinese YUYUMIKA, che su Instagram ha spopolato con le sue trasformazioni in personaggi famosi e non. Nonostante i suoi numerosi capolavori, è stata attaccata per aver impersonato una donna nera (probabilmente Naomi Campbell) e una ragazza sud-asiatica.
E’ evidente, dati i precedenti ritratti, che si trattasse di una semplice imitazione e che l’artista non avesse alcuna intenzione di ridicolizzare i neri o di appropriarsi della cultura indiana.


La linea tra accettabile e offensivo diventa sempre più sottile. I media influenzano molto l’opinione pubblica, e la noncuranza verso certi temi può avere conseguenze notevoli. Il modo migliore per evitare di incorrere in episodi sgradevoli è informarsi e considerare l’effetto che certe azioni possano avere sulle minoranze.
Da quando ho incominciato a frequentare un paese africano (Nigeria), undici anni fa, ho preso l’abitudine di vestirmi spesso alla moda di quel paese, anche quando sono in Europa, in particolare d’estate. Spesso vado anche al lavoro vestito in tal modo. Il primo motivo è strettamente pratico: quando fa caldo, gli abiti di foggia africana, che mi faccio confezionare da sarti del posto, quando vado in Nigeria, sono molto più confortevoli di quelli all’europea. Il secondo motivo è che a mia moglie, che è nata in Nigeria, piace vedermi vestito così e sostiene che sto benissimo. Ne è perfino orgogliosa. Inoltre, ricevo abbastanza spesso complimenti, anche da persone incontrate occasionalmente. Qualche volta, invece, colgo qualche sguardo un po’ stranito in persone che incontro e che non mi conoscono. Letto l’articolo qui sopra, vorrei sperare che a nessuno venga in mente di classificare anche questo mio comportamento come “black fishing”, visto che non lo faccio per ricavarne un qualche vantaggio, ma perché mi sento a mio agio e faccio contenti i miei famigliari di origine nigeriana.
"Mi piace""Mi piace"
Ciao Antonio, grazie mille per il commento.
Come avrai letto nell’articolo, il blackfishing è un preciso tipo di appropriazione culturale, nell’ambito della moda e dei cosmetici. Si tratta di un trend attraverso il quale queste influencer guadagnano soldi e visibilità.
Il suo caso è ben diverso, quindi no, non penso si tratti di blackfishing
"Mi piace"Piace a 1 persona
Mi conforta la tua opinione, Stefanie. Tra l’altro, questa mia abitudine dà luogo, a volte, a situazioni che mi divertono Per esempio quando sono io l’unico vestito alla maniera africana in mezzo a un gruppo di africani vestiti all’europea e colgo qualche sguardo di qualcuno, come se si stesse chiedendo: “un momento! Chi è l’africano lì in mezzo?”
"Mi piace""Mi piace"