“Amo l’arte ribelle. Amo l’arte radicale e credo che diventerò sempre più radicale.”
Questa dichiarazione dell’artista Janelle Monae indica la direzione che i creativi afroamericani stanno prendendo per rivoluzionare l’industria cinematografica e televisiva negli Stati Uniti.
La ribellione che diventa sempre più radicale per stravolgere lo status quo è un concetto forte, ma non bisogna fraintendere il messaggio, e tanto meno l’obiettivo. Nell’immaginario collettivo, una rivoluzione si manifesta con il caos e la violenza, ma per fortuna conosce anche il linguaggio dell’arte e questo mezzo può essere altrettanto efficace per cambiare le cose.
Queen & Slim è una rivoluzione e la sua sceneggiatrice Lena Waithe questo lo sa bene, perché scriverlo è stato il suo atto di ribellione.
Sembra assurda la sua necessità, ma ha dovuto scrivere questo film per far vedere a tutto il mondo che anche le persone nere sono umane perché, evidentemente, se lo sono tutti dimenticati e come dice lei stessa, “Se riesco a far vedere loro la nostra umanità, forse smetteranno di ucciderci”.
“Loro” sono i poliziotti che stanno uccidendo persone nere in America per motivi futili e con una frequenza disarmante; che non subiscono ripercussioni nonostante i video smentiscano le loro dichiarazioni di legittima difesa; la cui uniforme non rappresenta protezione come al resto della popolazione, ma sorveglianza sulle minoranze agli occhi dell’afroamericano.
Se di fronte al pericolo l’ultima cosa che si vuole fare è chiamare la polizia, bisogna farsi qualche domanda.
Questo film comincia con i due protagonisti, Queen e Slim, seduti ad una tavola calda al loro primo (disastroso) appuntamento, grazie a Tinder, in una gelida serata in Ohio. Sembra che non ci siano i presupposti per una seconda uscita, ma l’universo la pensava in maniera diversa. Fermati dalla polizia mentre tornano verso casa per un’infrazione minore, Slim viene chiamato ad uscire dalla macchina per una perquisizione ingiustificata che si prolunga troppo.
Prolungare aiuta perché, quello che un poliziotto razzista aspetta, è solo un piccolo pretesto per metterti in galera o, peggio ancora, ucciderti.
Nello scambio di parole fra i tre, non c’è modo di evitare che la situazione degeneri ed ecco che il poliziotto tira fuori la pistola, la punta contro Slim, già inginocchiato e con le mani dietro la testa, e poi a Queen, uscita dalla macchina per rivendicare i loro diritti.
Purtroppo sentiamo troppo spesso come vanno a finire storie come questa.
In un paese dove i poliziotti sparano prima e fanno le domande dopo, vedere corpi neri senza vita sui notiziari giorno dopo giorno è incredibilmente traumatico, e diventare insensibili di fronte a questo è un rischio troppo pericoloso da correre.
Lena decide quindi di capovolgere la narrativa – cosa succede se le persone nere non vogliono più essere ammazzate e decidono invece che vogliono vivere?
Il poliziotto spara a Queen, Slim riesce a spostarlo in tempo per evitare il peggio, ma si ritrova a doversi difendere da un agente che ha trovato il suo pretesto, quindi s’impossessa dell’arma e gli spara in legittima difesa, uccidendolo.
Radicale.
Queen & Slim ci dice che in un contesto di razzismo sistematico, ad una persona in posizione di potere, o per lo meno abituata al privilegio, la parità dei diritti sembra un’ingiustizia. Ci dice che in una società razzista, avere il rispetto per se stessi può diventare un problema, perché diventa automaticamente una mancanza di rispetto verso qualcun altro.
Nonostante questo, il film non è anti-poliziotto, ma una meditazione sulla black experience nella società e una lettera d’amore alle persone nere.
L’obiettivo di questa nuova ondata di creativi afroamericani come Lena Waithe è quello di creare una comunità che supera i confini e dove ci si aiuta l’un l’altro ad amarsi e ad accettarsi. Troppo spesso siamo portati a puntare alle nostre differenze, ma ciò ci divide costantemente e, ora più che mai, bisogna unirsi per contribuire a riscrivere la narrativa del proprio paese ad essere più inclusivo e giusto.
Questo post non è la recensione del film, ma un’analisi dell’obiettivo che ci sta dietro.
Il film uscirà in Italia ad aprile del 2020, ma nel frattempo vi invito ad osservare la quotidianità che vi circonda per riconoscere davvero cosa può essere considerato un atto di ribellione, in modo da cogliere tutti i messaggi che Lena sta cercando di inviare.
Il film potrebbe non piacervi ed è anche giusto così. La recensione del film è qualcos’altro.

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